Pubblichiamo un'altra testimonianza di uno dei ragazzi che ha frequentato il PIL nelle scorse edizioni. Vi ricordiamo che la rubrica VivaVoce è aperta a tutti ed aspetta soltanto di essere arricchita con le vostre riflessioni!
"Ho partecipato all'edizione PIL 2003 e la mia eseprienza presso Basell Polyolefins è stata senz'altro positiva perchè mi ha dato la possibilità di inserirmi e confrontarmi in un ambiente lavorativo ancor prima di laurearmi.Durante il periodo lavorativo ho conseguito la laurea breve in Informatica e anche se è stata dura conciliare studio e lavoro, ne è valsa la pena.
Infatti, terminato il contratto con Basell Polyolefins, in sede di colloquio con gli altri datori di lavoro questa esperienza è sempre stata valutata in maniera positiva e credo che sia stata determinante per le assunzioni successive.
Confido che il PIL continui e si rafforzi perchè di queste iniziative ne abbiamo davvero bisogno soprattutto in questo periodo!"
Luca Casari
martedì 22 settembre 2009
VivaVoce: lo spazio di SD4YP per le vostre riflessioni
Lo scopo principale di questo blog è dare voce ai ragazzi che hanno partecipato o parteciperanno al PIL o che sono interessati ai percorsi di alternanza scuola-lavoro. Per questo abbiamo deciso di inaugurare questa nuova rubrica, VivaVoce, in cui verranno pubblicate le riflessioni di chiunque abbia voglia di dire la sua sul mondo del lavoro, sull'occupazione giovanile e su tutto quanto riguardi l'universo occupazionale ed educativo dei giovani. Di seguito pubblichiamo le riflessioni di un ragazzo che ha partecipato al PIL in una delle edizioni passate del progetto. Invitiamo tutti gli interessati a inviarci i loro scritti e le loro riflessioni, così da creare un dialogo costante, produttivo e dinamico tra giovani e per i giovani.
"Il mondo del lavoro è come un sistema automatico in perenne equilibrio/squilibrio: ogni nuovo ingresso è per il sistema un disturbo che crea disarmonia, il tempo e la qualità stessa del disturbo rimetteranno in sesto ed in equilibrio il sistema che continuerà così ad accettare o meno le nuove variabili d'ingresso e filtrare progressivamente il rumore da loro portato.
O in alternativa è come il frutto di un rapporto d'amore: si crea un nuovo sistema nel cui ovulo avrà la meglio uno solo tra tantissimi piccoli semini impazziti alla ricerca del riposo e della rigenerazione. Tanti nuovi ovuli immersi nell'ovulo più grande daranno così vita ad una nuova grande famiglia umana nella quale chi prima, chi dopo, chi con più fatica, chi con più fretta e audacia si vedrà una nuova immensa luce.
Come per la nascita di un bimbo.
Come per la scintilla del Big Bang.
Come per il passaggio dalla vita terrena a quella divina nella Luce di Cristo.
E così via, e così sia."
"Il mondo del lavoro è come un sistema automatico in perenne equilibrio/squilibrio: ogni nuovo ingresso è per il sistema un disturbo che crea disarmonia, il tempo e la qualità stessa del disturbo rimetteranno in sesto ed in equilibrio il sistema che continuerà così ad accettare o meno le nuove variabili d'ingresso e filtrare progressivamente il rumore da loro portato.
O in alternativa è come il frutto di un rapporto d'amore: si crea un nuovo sistema nel cui ovulo avrà la meglio uno solo tra tantissimi piccoli semini impazziti alla ricerca del riposo e della rigenerazione. Tanti nuovi ovuli immersi nell'ovulo più grande daranno così vita ad una nuova grande famiglia umana nella quale chi prima, chi dopo, chi con più fatica, chi con più fretta e audacia si vedrà una nuova immensa luce.
Come per la nascita di un bimbo.
Come per la scintilla del Big Bang.
Come per il passaggio dalla vita terrena a quella divina nella Luce di Cristo.
E così via, e così sia."
giovedì 17 settembre 2009
A proposito di PIL...
"L'esperienza del Progetto PIL" in programma lunedì 21 in sala conferenze alla CCIAA ferrarese
IL PROGETTO PIL RACCONTATO IN UN CONVEGNO
L'incontro prevede la partecipazione di aziende, studenti e istituzioni
Durante il convegno verranno illustrati la metodologia adottata nei percorsi PIL, la sua architettura e i meccanismi operativi ed i quattro case studies, supportati dalle testimonianze dirette degli attori coinvolti (aziende e laureandi). Il progetto PIL ha dimostrato, nel corso degli anni, come i percorsi di integrazione ed alternanza di studio e lavoro siano un efficace modalità di:
- accrescere l’apprendimento;
- accelerare la transizione e l'occupabilità dei giovani laureati;
- innovazione per le aziende e l’università;
- sviluppare il territorio.
Il convegno sarà un'occasione importante per discutere sui punti di forza e di debolezza del percorso, sui risultati ottenuti ed attesi, oltre che costituire un'opportunità importante di incontro tra imprese, pubbliche istituzioni, Università e studenti. Il convegno è a partecipazione libera: potete scaricare il programma completo degli interventi servendovi di questo link:
http://www.ilcds.org/images/stories/Doc_PDF/Cultura/Convegno_PIL_21_settembre_09_3.pdf
mercoledì 8 luglio 2009
I GIOVANI E LA CRISI, OVVERO: TROVARE IL BANDOLO DELLA MATASSA ANCOR PRIMA DI ENTRARE NEL LABIRINTO
Come vivono l'attuale crisi economica i giovani al di sotto dei 30 anni? La situazione appare complessa e di difficile soluzione, anche perché le ragioni che stanno dietro all'aumento della disoccupazione giovanile sono molteplici e non di rado annose. C'è chi dice che il problema riguardi la forma mentis dei giovani, visti come persone che vogliono trovare da subito un lavoro sicuro e di successo e che non hanno voglia di mettersi in gioco rischiando con l'autoimprenditorialità. A tal proposito, Bernard Van Steenberge, capo del personale della sede di Bruxelles di Michael Page, gruppo internazionale per il recruitment specializzato, definisce questa generazione di giovani come “consommateurs d'expériences” (consumatori di esperienze): complice la scuola, che non prepara adeguatamente gli studenti al mondo del lavoro e che non svolge la necessaria attività di orientamento, i giovani sarebbero troppo pigri, inclini alla comodità e poco propensi al rischio, primo fra tutti quello imprenditoriale. E questo nonostante il fatto che, nei periodi di crisi, si prospettino maggiori possibilità per le imprese nuove, giovani e creative, grazie allo spazio lasciato dalle realtà imprenditoriali magari più consolidate, ma che non sono in grado di fronteggiare adeguatamente il cambiamento in atto.
Viene tuttavia spontaneo spezzare una lancia a favore dei giovani, che raramente possono contare sulla disponibilità di risorse proprie e che sono penalizzati dal fatto che le banche non concedono più così facilmente i prestiti. Ma allora cosa si può fare per risollevare la situazione? Il ministro Maurizio Sacconi, durante la sua partecipazione al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria delle scorse settimane, ha ben pensato di chiedere ai giovani di prendere in considerazione anche i lavori più umili, in quanto possono rappresentare "una crescita della loro responsabilità” e un'attività che potrà essere apprezzata nel dopocrisi dai datori di lavoro, che riconosceranno i meriti di chi ha saputo mettersi in gioco durante la recessione. Sembra insomma che siano i giovani stessi, e non un insieme di circostanze molto più complesse, la causa principale della loro difficile situazione. Ci chiediamo: è possibile che sia davvero così? E se così fosse, come mai l'atteggiamento dei giovani è virato verso questa direzione? Cosa ha minato la loro fiducia e la loro voglia di fare? Diamo un'occhiata ai dati relativi all'occupazione immediatamente precedenti alla crisi e relativi all'anno 20071. Delle persone sotto i 39 anni, vediamo che soltanto il 32% delle donne e il 32 % degli uomini poteva godere di un contratto a tempo indeterminato. Degli altri, il 53% delle donne e il 46% degli uomini era invece assunto con contratti a termine (apprendistato, stagionale, interinale) o come collaboratore, mentre il 15% delle donne e il 22% degli uomini svolgevano la libera professione. La proliferazione dei contratti di lavoro parasubordinato ha dunque contribuito ad una situazione di precarietà tale che, arrivate alla soglia dei quarant'anni, solo la metà delle persone può godere di un lavoro a tempo indeterminato. I dati non sono confortanti, anche perché nel biennio 2004-20052 i contratti a tempo determinato hanno dato origine solo nell'11% dei casi a un contratto a tempo indeterminato. Anche peggio i contratti di collaborazione e le prestazioni occasionali, che originano un lavoro fisso solo nel 5% dei casi. Precarietà sul lavoro e diminuzione del proprio reddito medio: non stupisce che il 68% dei giovani3 percepiscano la propria situazione lavorativa come meno stabile in confronto di quella dei propri genitori.
A questo clima di incertezza non dà certo una mano il sapere che, a fronte di un aumento del debito pubblico di circa 4 punti percentuali, il PIL subirà una significativa contrazione entro la fine dell'anno, con il conseguente aumento dell'onere a carico delle nuove generazioni che pagano già il conto dei baby pensionamenti e dell'emissione consistente dei titoli di stato degli ultimi anni. L'altro punto cruciale riguarda il Welfare italiano: di stampo familiare, il sistema nazionale prevede che la protezione sociale interessi fondamentalmente il capofamiglia, è conservativo e presenta un limitato ricorso al mercato. Il risultato è che per ogni euro speso per chi ha meno di 30 anni in termini di politiche del lavoro, istruzione e incentivi alla famiglia, se ne spendono 3,5 per chi ha più di 65 anni4.
Visto il progressivo invecchiamento della popolazione, come faranno i giovani a far fronte a questo gigantesco conto da pagare? Dal punto di vista contrattuale il professor Vincenzo Galasso, riprendendo la proposta Boeri – Garibaldi, ritiene necessario arrestare la proliferazione dei contratti atipici a favore di un contratto unico a tempo indeterminato, che dovrà prevedere un periodo di prova di 6 mesi seguito da un periodo di inserimento di tre anni per finire con l'assunzione definitiva. Tuttavia, in attesa del dopo crisi o di riforme contrattuali condivise di questo tipo, è necessario favorire da subito o nei prossimi mesi (che saranno ancora segnati dalla crisi) incentivi e modalità di incontro tra imprese e giovani, come nel caso dei Percorsi di Inserimento Lavorativo-PIL. È indispensabile, inoltre, favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro anche con contratti a termine o di apprendistato, consapevoli che le aziende, in momenti di crisi, assumono solo a queste condizioni.
In Francia, il Governo ha varato un piano da 1,3 miliardi di euro a favore dei giovani, mentre in Italia non è stato fatto nulla. Le risorse potrebbero essere recuperate dall'ingente stanziamento fatto a favore dei cassintegrati, di cui le Regioni e il Governo potrebbero dedicare anche solo il 5% a favore dei soggetti più penalizzati dalla crisi, ovvero i giovani. Il 5% degli 8 miliardi stanziati per gli ammortizzatori sociali sarebbero 400 milioni: una bella somma, anche se rappresenta solo un terzo della quota stanziata dal governo francese che pure deve fare i conti con un tasso di disoccupazione giovanile minore di quello italiano.
Il non cogliere queste opportunità potrebbe portare ad un dopocrisi in cui tanti giovani perderebbero treni importanti e in cui la ripresa sarebbe lenta e scarsamente rispondente alle reali forze e risorse intellettuali - rappresentate dai giovani - di cui l'Italia dispone, con il rischio che si crei una “bolla giovanile” di protesta ed un ulteriore ritardo nell'innovazione delle imprese e del Paese.
Calzato da una classe politica e da un sindacato in costante invecchiamento, viene da domandarsi se l'italico Stivale avrà mai la possibilità di essere adeguatamente risuolato.
Viene tuttavia spontaneo spezzare una lancia a favore dei giovani, che raramente possono contare sulla disponibilità di risorse proprie e che sono penalizzati dal fatto che le banche non concedono più così facilmente i prestiti. Ma allora cosa si può fare per risollevare la situazione? Il ministro Maurizio Sacconi, durante la sua partecipazione al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria delle scorse settimane, ha ben pensato di chiedere ai giovani di prendere in considerazione anche i lavori più umili, in quanto possono rappresentare "una crescita della loro responsabilità” e un'attività che potrà essere apprezzata nel dopocrisi dai datori di lavoro, che riconosceranno i meriti di chi ha saputo mettersi in gioco durante la recessione. Sembra insomma che siano i giovani stessi, e non un insieme di circostanze molto più complesse, la causa principale della loro difficile situazione. Ci chiediamo: è possibile che sia davvero così? E se così fosse, come mai l'atteggiamento dei giovani è virato verso questa direzione? Cosa ha minato la loro fiducia e la loro voglia di fare? Diamo un'occhiata ai dati relativi all'occupazione immediatamente precedenti alla crisi e relativi all'anno 20071. Delle persone sotto i 39 anni, vediamo che soltanto il 32% delle donne e il 32 % degli uomini poteva godere di un contratto a tempo indeterminato. Degli altri, il 53% delle donne e il 46% degli uomini era invece assunto con contratti a termine (apprendistato, stagionale, interinale) o come collaboratore, mentre il 15% delle donne e il 22% degli uomini svolgevano la libera professione. La proliferazione dei contratti di lavoro parasubordinato ha dunque contribuito ad una situazione di precarietà tale che, arrivate alla soglia dei quarant'anni, solo la metà delle persone può godere di un lavoro a tempo indeterminato. I dati non sono confortanti, anche perché nel biennio 2004-20052 i contratti a tempo determinato hanno dato origine solo nell'11% dei casi a un contratto a tempo indeterminato. Anche peggio i contratti di collaborazione e le prestazioni occasionali, che originano un lavoro fisso solo nel 5% dei casi. Precarietà sul lavoro e diminuzione del proprio reddito medio: non stupisce che il 68% dei giovani3 percepiscano la propria situazione lavorativa come meno stabile in confronto di quella dei propri genitori.
A questo clima di incertezza non dà certo una mano il sapere che, a fronte di un aumento del debito pubblico di circa 4 punti percentuali, il PIL subirà una significativa contrazione entro la fine dell'anno, con il conseguente aumento dell'onere a carico delle nuove generazioni che pagano già il conto dei baby pensionamenti e dell'emissione consistente dei titoli di stato degli ultimi anni. L'altro punto cruciale riguarda il Welfare italiano: di stampo familiare, il sistema nazionale prevede che la protezione sociale interessi fondamentalmente il capofamiglia, è conservativo e presenta un limitato ricorso al mercato. Il risultato è che per ogni euro speso per chi ha meno di 30 anni in termini di politiche del lavoro, istruzione e incentivi alla famiglia, se ne spendono 3,5 per chi ha più di 65 anni4.
Visto il progressivo invecchiamento della popolazione, come faranno i giovani a far fronte a questo gigantesco conto da pagare? Dal punto di vista contrattuale il professor Vincenzo Galasso, riprendendo la proposta Boeri – Garibaldi, ritiene necessario arrestare la proliferazione dei contratti atipici a favore di un contratto unico a tempo indeterminato, che dovrà prevedere un periodo di prova di 6 mesi seguito da un periodo di inserimento di tre anni per finire con l'assunzione definitiva. Tuttavia, in attesa del dopo crisi o di riforme contrattuali condivise di questo tipo, è necessario favorire da subito o nei prossimi mesi (che saranno ancora segnati dalla crisi) incentivi e modalità di incontro tra imprese e giovani, come nel caso dei Percorsi di Inserimento Lavorativo-PIL. È indispensabile, inoltre, favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro anche con contratti a termine o di apprendistato, consapevoli che le aziende, in momenti di crisi, assumono solo a queste condizioni.
In Francia, il Governo ha varato un piano da 1,3 miliardi di euro a favore dei giovani, mentre in Italia non è stato fatto nulla. Le risorse potrebbero essere recuperate dall'ingente stanziamento fatto a favore dei cassintegrati, di cui le Regioni e il Governo potrebbero dedicare anche solo il 5% a favore dei soggetti più penalizzati dalla crisi, ovvero i giovani. Il 5% degli 8 miliardi stanziati per gli ammortizzatori sociali sarebbero 400 milioni: una bella somma, anche se rappresenta solo un terzo della quota stanziata dal governo francese che pure deve fare i conti con un tasso di disoccupazione giovanile minore di quello italiano.
Il non cogliere queste opportunità potrebbe portare ad un dopocrisi in cui tanti giovani perderebbero treni importanti e in cui la ripresa sarebbe lenta e scarsamente rispondente alle reali forze e risorse intellettuali - rappresentate dai giovani - di cui l'Italia dispone, con il rischio che si crei una “bolla giovanile” di protesta ed un ulteriore ritardo nell'innovazione delle imprese e del Paese.
Calzato da una classe politica e da un sindacato in costante invecchiamento, viene da domandarsi se l'italico Stivale avrà mai la possibilità di essere adeguatamente risuolato.
Irene Raspollini
domenica 5 luglio 2009
Nasce Sliding Doors 4 Young People, un luogo di confronto e scambio d'idee
Il nostro obiettivo è quello di diffondere questa buona pratica, che consente una più celere e supportata transizione degli studenti verso il loro primo lavoro, che offre un servizio concreto anche a quel 95% di imprese che non si possono permettere costosi processi di contatto con i laureati e, fatto non secondario, che agisce nell’ottica di usare al meglio le risorse pubbliche attraverso azioni e progetti che consentano di raggiungere risultati positivi e concreti.
È necessario che anche nel nostro paese si comprenda che l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro non si ottiene soltanto con i seppur utili incentivi alle imprese in termini di flessibilità all’ingresso, così come previsto dalla legge Biagi e dall'estensione dell'età di apprendistato a 29 anni. Non basta neppure stimolare l’Università a migliorare i propri servizi e ad aumentare il proprio orientamento verso il mondo del lavoro. Quello che è realmente necessario è “creare” attivamente il mercato del lavoro, facendo conoscere in concreto i laureati alle imprese e viceversa. Si tratta di un processo impegnativo e non banale fatto di ricerca attiva delle imprese interessate, della gestione delle fasi che vanno dai colloqui di selezione all'ingresso in azienda e, infine, del supporto del giovane attraverso attività di coaching durante tutto il percorso formativo.
Abbiamo creato questo blog perché vogliamo fare in modo che gli studenti possano frequentare percorsi formativi di alternanza studio-lavoro in linea con le proprie aspirazioni e le proprie esigenze, che permettano di conoscere le imprese, di entrare in contatto con il mondo del lavoro e di avere una concreta opportunità di crescita personale e professionale. Per questo abbiamo bisogno di suggerimenti, idee e, perché no, critiche da parte di coloro che hanno già frequentato o vogliono frequentare i percorsi formativi in questione. Ci piace infatti pensare che sia questo spazio, che i percorsi di alternanza studio-lavoro proposti siano costantemente under construction, mantenendo tutti i vantaggi dell'innovatività senza, però, gli svantaggi e i disagi dei “lavori in corso”.
Ci auguriamo dunque che SD4YP possa essere uno strumento utile sia per gli studenti, che per le realità imprenditoriali interessate. Per questo vi aspettiamo numerosi e vi invitiamo a dare il vostro contributo. Buona navigazione!
Irene Raspollini
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